La Germania punta ad acquisire una quota del 40% di KNDS, il gruppo franco-tedesco della difesa che produce i carri armati Leopard 2 e gli obici Caesar. La notizia è stata rivelata mercoledì da fonti governative a conoscenza del dossier all’agenzia AFP, nell’ambito di un accordo che rafforzerebbe il peso di Berlino in uno dei principali gruppi europei del settore della difesa.

Secondo le fonti, la partecipazione statale tedesca partirebbe inizialmente dal 40% per poi essere ridotta al 30% nell’arco di due o tre anni, mantenendo però gli stessi diritti riconosciuti alla Francia anche dopo la riduzione della quota. Parallelamente, Parigi dovrebbe diminuire la propria partecipazione “nella misura del possibile”, mantenendo un equilibrio tra i due Paesi nella governance del gruppo. Berlino acquisterebbe le azioni al prezzo fissato per la futura quotazione in Borsa della società.

L’operazione arriva mentre KNDS si prepara a un’offerta pubblica iniziale (IPO), in un momento di forte crescita del settore della difesa alimentata dall’accelerazione del riarmo europeo e dall’aumento della spesa militare dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Berlino aveva già indicato in precedenza di stare valutando un investimento diretto nel gruppo per assicurarsi maggiore influenza sulle decisioni strategiche.

KNDS è nata nel 2015 dalla fusione tra la francese Nexter e la tedesca Krauss-Maffei Wegmann (KMW), in un progetto spesso descritto come un possibile “Airbus terrestre” europeo della difesa. Il gruppo è uno dei principali fornitori di sistemi terrestri per Francia e Germania e produce equipaggiamenti come i Leopard 2, i Caesar, il Puma e i Boxer, oltre a partecipare allo sviluppo del programma franco-tedesco MGCS (Main Ground Combat System), il futuro carro armato europeo.

La decisione tedesca riflette una tendenza sempre più evidente in Europa. I governi stanno assumendo un ruolo più diretto nel controllo delle industrie considerate strategiche. Per Berlino, una presenza diretta nel capitale di KNDS consentirebbe di mantenere maggiore influenza sulle scelte relative a produzione, tecnologie e occupazione, in un momento in cui la capacità industriale della difesa è diventata una priorità politica europea.

L’operazione potrebbe tuttavia aprire anche interrogativi sulla futura governance del gruppo. Con Francia e Germania entrambe fortemente presenti nella struttura proprietaria, alcuni osservatori segnalano il rischio che l’equilibrio politico tra i due governi possa complicare il processo decisionale in un’azienda chiamata a crescere rapidamente e a giocare un ruolo centrale nei futuri programmi comuni europei di difesa.

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